Venerdì 12 Novembre OfflagaDiscoPax dal vivo al Calamita di Cavriago (RE). Ore 22,30 circa – www.calamita.net
– chi non viene è un talent scout –

Abbiamo tenuto il nostro primo concerto il 22 Aprile del 2003. Al Calamita appunto. Solo diciotto mesi fa. Era una eliminatoria del Premio Daolio. Ci eravamo formati da pochissimo. Una roba nata per scherzo. Quando Enrico entrò nel mio ufficio in un pomeriggio di gennaio con Daniele (informato della sua malsana idea da meno di un quarto d’ora) mi spiegò che gli sarebbe piaciuto partecipare a quella rassegna con un progetto in italiano che coinvolgesse anche me e i miei racconti. Rimasi sbalordito. “Non so cantare, non so recitare, non so suonare e non sono mai salito su un palco” dissi. “Proviamo lo stesso Max”, rispose Enrico. Se non ci piace, amen. Ero un fan sfegatato dei Kathleen’s e un po’ anche dei Magpie che però non conoscevo bene (i gruppi da cui provengono Enrico e Daniele) e mai mi sarei posto il problema in vita mia di “cantare”. Nè con loro, nè con nessun altro. Accettai. In fondo si trattava solo di fare una prova e vedere cosa usciva. Enrico mi ha raccontato di recente che non voleva chiedermelo. Pensava che li avrei mandati a stendere. In effetti sarebbe stato più ragionevole. Portai alla prima prova alcuni miei racconti. Fu divertente. Ridevamo come scemi. Anche adesso comunque. Ci sembrava di stare facendo una cazzata. Magari una cazzata di talento (?). Ma sempre cazzata era. Alla fine di quel primo tentativo avevamo abbozzato due “canzoni”. Una era Kappler, l’altra Khmer Rossa. Quei due si inventarono le basi e
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D(["mb"," le melodie in tre ore scarse mentre io aggiustavo
e accorciavo i testi per renderli più
accettabili. Un approccio spensierato.
Quasi punk. Vabbè, si fa per dire.
In poche prove mettemmo in piedi
cinque brani. Venne il giorno dell’esordio
e al soundcheck i membri degli
altri gruppi della serata dopo avere sentito
per tre minuti i miei ragli nel microfono
cominciarono a guardarsi un po’ schifati.
Avrei voluto sparire. Avevo paura.
Questa cosa non avrebbe mai funzionato.
Tornai a casa a fare una doccia prima
del concerto e teorizzai di lasciare
perdere. Niente concerto. Fine della storia.
Stavo per telefonare per comunicare
la mia decisione quando arrivò un sms.
Era "Blinda", un amico di Bassano del
Grappa che diceva che si era messo
in viaggio per venire a vederci.
Pensai: – vabbè allora vado, ma poi non se ne
parla più. Cosa mi è saltato poi in testa
di seguire in questa pazzia quei due
sandroni non lo so -.
Paura. Troppa. C’era gente al Calamita.
Amici nostri e degli altri due gruppi.
Anche qualche curioso.
Cinquanta/sessanta persone.
Ero terrorizzato. Non ricordo bene
cosa successe. Farfugliai qualcosa e iniziammo.
Eravamo gli ultimi della serata.
Pensavo: "massacrateci in fretta che
tanto poi non ci vedrete più".
Inaspettatamente nessuno ci tirò addosso nulla.
Alla fine dei brani il pubblico applaudiva
educatamente. In uno ci applaudirono
a metà pezzo. Come dire: "carini, ma basta".
Mentre scendevo dal palco
quasi in trance il cantante
di uno degli altri gruppi ci fece di sua
sponte un complimento. Addirittura.
Non credo di avere capito più di qualche
parola. Non so se Enrico e Daniele suonarono
bene o male, conoscendoli suppongo la prima
ma non è detto. Comunque sia vincemmo la serata.
Immaginate cosa dovevano essere gli altri
due gruppi se andammo in finale noi
al nostro primo concerto fatto dopo sì e no
“,1]
);

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le melodie in tre ore scarse mentre io aggiustavo e accorciavo i testi per renderli più accettabili. Un approccio spensierato. Quasi punk. Vabbè, si fa per dire. In poche prove mettemmo in piedi cinque brani. Venne il giorno dell’esordio e al soundcheck i membri degli altri gruppi della serata dopo avere sentito per tre minuti i miei ragli nel microfono cominciarono a guardarsi un po’ schifati. Avrei voluto sparire. Avevo paura. Questa cosa non avrebbe mai funzionato. Tornai a casa a fare una doccia prima del concerto e teorizzai di lasciare perdere. Niente concerto. Fine della storia. Stavo per telefonare per comunicare la mia decisione quando arrivò un sms. Era “Blinda”, un amico di Bassano del Grappa che diceva che si era messo in viaggio per venire a vederci. Pensai: – vabbè allora vado, ma poi non se ne parla più. Cosa mi è saltato poi in testa di seguire in questa pazzia quei due sandroni non lo so -. Paura. Troppa. C’era gente al Calamita. Amici nostri e degli altri due gruppi. Anche qualche curioso. Cinquanta / sessanta persone.Ero terrorizzato. Non ricordo bene cosa successe. Farfugliai qualcosa e iniziammo. Eravamo gli ultimi della serata. Pensavo: “massacrateci in fretta che tanto poi non ci vedrete più”. Inaspettatamente nessuno ci tirò addosso nulla. Alla fine dei brani il pubblico applaudiva educatamente. In uno ci applaudirono a metà pezzo. Come dire: “carini, ma basta”. Mentre scendevo dal palco quasi in trance il cantante di uno degli altri gruppi ci fece di sua sponte un complimento. Addirittura. Non credo di avere capito più di qualche parola. Non so se Enrico e Daniele suonarono bene o male, conoscendoli suppongo la prima ma non è detto. Comunque sia vincemmo la serata. Immaginate cosa dovevano essere gli altri due gruppi se andammo in finale noi al nostro primo concerto fatto dopo sì e no
<!–
D(["mb"," nemmeno dieci prove.
Sembrava tutto completamente surreale.
Mi dissero che Enrico e Daniele mentre
facevamo "Soap Opera" si misero di fianco
a me con delle candele accese in
mano. Non me ne accorsi minimamente.
Volevo solo andare a casa e non
pensarci più.
"Piccola Pietroburgo" nacque parecchio tempo
dopo e mi piace pensare che sia
il nostro omaggio a quella serata,
a quel paese che amiamo chiamare così e a
quel locale che una sera di aprile di un
anno e rotti fa avrei preferito
vedere raso al suolo da un missile SS-20
piuttosto che entrarci dentro.
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nemmeno dieci prove. Sembrava tutto completamente surreale. Mi dissero che Enrico e Daniele mentre facevamo “Soap Opera” si misero di fianco a me con delle candele accese in mano. Non me ne accorsi minimamente. Volevo solo andare a casa e non pensarci più. “Piccola Pietroburgo” nacque parecchio tempo dopo e mi piace pensare che sia il nostro omaggio a quella serata, a quel paese che amiamo chiamare così e a quel locale che una sera di aprile di un anno e rotti fa avrei preferito vedere raso al suolo da un missile SS-20 piuttosto che entrarci dentro.

4 commenti
  1. Collini soffre un po’ di revisionismo.
    Alla sua eta’ capita spesso.
    Qualche tempo dopo ho confessato si qualcosa,
    semplicemente
    che avrei dovuto capire sin dal
    suo “si” immediato in risposta che le cose sarebbero andate bene,uno,
    due che Collini aveva un ego enorme,
    e che mai e poi mai si sarebbe sognato di rispondere no…
    (la domanda,precisa:Te la sentiresti a trenta e pass’anni suonati
    di salire su un palco per la prima volta?)

    Buffo invece che durante il soundcheck
    l’unica persona che non rideva fosse
    Fra Burro,avvicinatosi al mio prodigy
    incuriosito dicendomi “io ho un mini”,
    e giu’ a sbavare in due.
    Fra Burro ha suonato la batteria
    sul nostro album,
    cerchi che si chiudono.

    Guardiamo avanti,cl’e’ mei.

    E

  2. Max, commovente! Non mi scivolate troppo sull’aneddotico, eh? Scherzo.

    Vi posto un’immagine che fa molto offlaga on line…

  3. anonimo ha detto:

    belli belli belli
    dj nepo

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